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D’Annunzio e la pubblicità: copywriting d’autore

D’Annunzio e la pubblicità, un fortunato connubio che ha reso celebre il Vate come abile paroliere e influencer, pioniere di trend di marketing tuttora in uso. 

Gabriele D’Annunzio, anche conosciuto come il Vate, autore di poesie e scritti meravigliosi in cui si riflette tutta la sua complessità come persona e personaggio, odiato o amato senza mezze misure. 

Si studia sui banchi di scuola e tutti sanno che è un poeta e uno scrittore; non sempre però si racconta la sua esperienza nell’ambito della pubblicità, dove D’Annunzio è stato influencer e copywriter in un’epoca in cui nessuno dei due ruoli esisteva, diventando pioniere di strategie di marketing tutt’ora utilizzate.

Che D’Annunzio fosse geniale c’è poco da discutere, sulla sua simpatia magari sì ma non ci interessa: andiamo a vedere in che modo il Vate ha contribuito alla pubblicità della sua epoca che poi, a dispetto del tempo e delle mode che cambiano, è arrivata fino ai giorni nostri.

Buona lettura! 

D’Annunzio Influencer

Partiamo con una breve panoramica sul periodo storico: siamo a cavallo tra l’Ottocento e il Novecento, il mondo del marketing pubblicitario all’epoca si serviva di artisti e scrittori per la creazione di slogan e réclame, approfittando della loro conoscenza della lingua per sperimentare strategie poetiche – retoriche finalizzate alla vendita. 

Stiamo parlando di un periodo in cui nel settore pubblicitario non c’era la professionalizzazione che abbiamo oggi e quindi in realtà non esisteva neanche la figura del copywriter, inteso come qualcuno che si occupa della scrittura di testi pubblicitari. Gli slogan o i bodycopy dei manifesti erano realizzati da autori, scrittori e poeti, che accettavano sia per arrotondare sia per mettere alla prova la loro bravura (e anche un po’ per autocompiacersi, non tutti ma di certo D’Annunzio era uno a cui piaceva farlo. E no, non alludo a quello a cui stai sicuramente pensando). 

Gabriele D'annunzio

La figura di D’Annunzio associata alla pubblicità ottenne all’epoca un discreto successo, perché il Vate era un po’ un influencer del suo tempo, preceduto dalla sua fama e la sua personalità eclettica. Scambiava lettere con aziende e produttori da tutto il mondo, che lo pagavano per recensire i loro prodotti proprio come fanno oggi le aziende con i personaggi famosi sui social, che non sanno mettere due parole in croce ma sono più ricchi di quanto potrei esserlo io in dieci vite.

Almeno D’annunzio sapeva scrivere, cazzarola. 

D’Annunzio e la pubblicità dei liquori

D’Annunzio contribuì al successo di diversi liquori italiani nonostante non fosse un gran bevitore anzi, possiamo affermare che fosse praticamente astemio.

Tra i liquori da lui reclamizzati troviamo l’Amaro Montenegro, che deve proprio al Vate il successo di cui gode oggi. La storia racconta che il produttore dell’amaro Montenegro inviò alcune bottiglie a D’Annunzio come omaggio, e il Vate scrisse in una lettera che l’amaro era piaciuto molto a lui e anche ai suoi amici, definendolo il “liquore delle Virtudi”.

Amaro Montenegro D'Annunzio

Alla luce di quella lusinghiera recensione, si scelse di inserire la frase contenuta nella lettera nella pubblicità dell’amaro che, manco a dirlo, forte dell’approvazione di un personaggio così chiacchierato andò incontro a un grande successo. 

D’Annunzio ha inventato SAIWA 

Sapevi che l’origine del nome del famoso biscotto SAIWA si deve a D’Annunzio?

SAIWA è un acronimo che sta per Società Accomandita Industria Wafer e Affini.

D’Annunzio fu fondamentale non soltanto per il naming dell’azienda di biscotti scoperti dal loro produttore a seguito di un viaggio in Inghilterra, ma anche come testimonial del prodotto, in quanto una sua lettera in cui parlava dei biscotti finì nella confezione originale di questi ultimi, dove era riportata anche la sua firma. 

saiwa d'annunzio

La fake news di Primo Vere

Oggi abbiamo a che fare quotidianamente con il fenomeno delle fake news, notizie false nate sul web che i social amplificano come enormi casse di risonanza, fin quando diventano virali e vengono spacciate per vere bypassando il check delle fonti.

Per l’uscita della sua raccolta di poesie Primo Vere, D’Annunzio utilizzò una fake news per attirare l’attenzione su di sé e preparare il terreno all’uscita dell’opera, che era anche la prima in assoluto.

1880, 13 novembre: sulla Gazzetta della domenica di Firenze esce la notizia della morte del giovane Gabriele D’Annunzio, a seguito di una caduta da cavallo proprio qualche giorno prima dell’uscita del libro. 

La notizia circolò in fretta tra gossip e chiacchiericci, con tanto di condoglianze ad amici e parenti, fin quando D’Annunzio comparve come se nulla fosse per smentirla e ammettere di essere stato lui a scrivere il finto necrologio

Ovviamente questa storia destò un interesse enorme attorno all’edizione di Primo Vere, che riscosse un immenso successo sin dai primi giorni in cui venne pubblicata. D’Annunzio è riconosciuto dunque in maniera ufficiale come pioniere delle fake news, utilizzata in questo caso come strategia di marketing nuda e pura, studiata per generare hype nei confronti del pubblico.
Un genio, c’è poco da dire, specie al tempo quando di geni in giro ce n’erano sicuro più di adesso (e non che ci voglia molto a stare sopra lo zero). 

D’Annunzio e la lingua italiana

Se oggi automobile è una parola declinata al femminile lo dobbiamo al Vate, che nella sua vita amò tante donne e dalle stesse è stato riconosciuto come un gentile e affascinante seduttore.

Giovanni Agnelli, patron della FIAT, gli regalò una 509 Cabriolet e D’Annunzio scrisse una lettera in cui descrive quest’auto come una seduttrice snella e obbediente, virtù -citando le sue stesse parole nella lettera-, ignota alle donne.

Tra le altre parole inventate da D’Annunzio ci sono anche tramezzino, scudetto, Rinascente (sì, il grande magazzino), Vigili del Fuoco.

 

Che vi stia simpatico o meno poco importa, il genio di D’Annunzio non si discute e la sua grande intelligenza mista a fascino, curiosità e una vita alquanto singolare, lo rendono tuttora un artista indimenticabile a cui dobbiamo tanto, sia in termini di linguaggio che in ambito pubblicitario.

A dimostrazione del fatto che la personalità e l’estro creativo di certe grandi menti del passato sono destinate a vivere in eterno.

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